L’agrivoltaico è la tecnologia che permette di combinare la produzione agricola con la produzione di energia solare sullo stesso terreno. Invece di sostituire i campi con pannelli solari (come accade con il fotovoltaico a terra convenzionale), l’agrivoltaico sovrappone le due attività: i pannelli solari sono montati a un’altezza sufficiente per permettere il passaggio dei trattori e la crescita delle colture sotto di essi, creando un sistema “dual-use” che produce sia cibo sia energia. In un paese come l’Italia, dove la competizione per l’uso del suolo tra agricoltura ed energia è un tema politico sensibile, l’agrivoltaico rappresenta una possibile via d’uscita dallo stallo.
Cos’è e come funziona: le due anime dell’agrivoltaico
In Italia, l’agrivoltaico si declina in due forme principali, regolate da norme diverse e con logiche di funzionamento distinte.
Agrivoltaico semplificato (art. 65-quater D.Lgs. 28/2011). È la forma più accessibile, pensata per gli agricoltori che vogliono installare pannelli solari senza rinunciare all’attività agricola. I requisiti sono: i pannelli devono essere installati a un’altezza minima dal suolo (generalmente 2,2 metri per i terreni coltivati a prato e 3,5 metri per le colture arboree), la potenza dell’impianto è limitata a 1 MW per azienda agricola, e la resa agricola del terreno non deve diminuire. I pannelli devono coprire al massimo il 50% della superficie del terreno (recentemente portato al 60% per le colture che tollerano l’ombreggiamento). Il regime autorizzativo è la PAS (Procedura Abilitativa Semplificata).
Agrivoltaico avanzato (Innovation Fund, PNRR). È la forma più innovativa, che prevede non solo la co-locazione di pannelli e colture, ma un’integrazione funzionale tra le due attività. I pannelli non sono semplicemente “sopra” le colture, ma interagiscono con esse: possono essere montati su strutture mobili che seguono il sole (tracciamento biassiale) consentendo al contempo il transito dei macchinari, o possono essere integrati in serre fotovoltaiche che producono sia energia che cibo. L’agrivoltaico avanzato è oggetto di bandi specifici e riceve incentivi più generosi.
Quanta energia produce un impianto agrivoltaico
La produzione energetica di un impianto agrivoltaico è inferiore a quella di un impianto fotovoltaico a terra convenzionale, per due motivi. Il primo è l’altezza maggiore dei pannelli, che richiede strutture di supporto più ingombranti e crea eventuali ombreggiamenti tra le file. Il secondo è l’eventuale presenza di colture alte (vigneti, frutteti) che possono ombreggiare parzialmente i pannelli in certe ore del giorno.
In pratica, un impianto agrivoltaico produce circa il 70-85% dell’energia di un impianto a terra convenzionale della stessa potenza nominale. Per un impianto da 500 kW in Italia centrale, la produzione tipica è di 550.000-650.000 kWh all’anno (contro i 700.000-800.000 kWh di un impianto a terra).
L’altezza dei pannelli ha un impatto diretto sulla produttività. Più i pannelli sono alti, più la luce raggiunge le colture sottostanti (positivo per l’agricoltura) ma più le strutture di supporto sono costose e ombreggiano le file vicine (negativo per l’energia). L’altezza ottimale dipende dalla coltura: per i pascoli e i cereali, 2,2-2,5 metri sono sufficienti. Per i vigneti e gli ortaggi, servono 3,5-4,5 metri.
L’impatto sull’agricoltura:produce di più o di meno?
È la domanda centrale dell’agrivoltaico. Se i pannelli riducono la resa agricola, non è “agrivoltaico” ma semplicemente “fotovoltaico a terra con scusa agricola”. La ricerca scientifica, condotta principalmente dall’Università di Pisa, dal CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura) e da istituti internazionali (INRAE in Francia, Fraunhofer in Germania), ha prodotto risultati che dipendono fortemente dalla coltura e dal clima.
Colture che beneficiano dell’ombreggiamento. Molte colture soffrono lo stress idrico e termico estivo. I pomodori, i peperoni, le fragole, la lattuga, e le fragole producono di più sotto un moderato ombreggiamento rispetto al pieno sole, perché le piante subiscono meno stress termico e perdono meno acqua per evapotraspirazione. Uno studio dell’Università di Pisa (2023) ha dimostrato che i pomodori coltivati sotto pannelli solari hanno una resa superiore del 15-20% rispetto ai pomodori in pieno sole, con una riduzione del 30% del consumo idrico.
Colture che tollerano l’ombreggiamento. I cereali (grano, orzo), i pascoli, e le colture foraggere producono sostanzialmente allo stesso livello sotto un moderato ombreggiamento (fino al 40-50% di copertura del suolo). La riduzione di resa è generalmente inferiore al 10%, compensata dal fatto che l’agricoltore riceve anche un reddito dalla vendita dell’energia.
Colture che soffrono l’ombreggiamento. Il mais, il girasole e altre colture che richiedono piena esposizione solare perdono resa in modo significativo sotto i pannelli (fino al 20-30% di riduzione). Per queste colture, l’agrivoltaico è meno adatto, a meno di non usare pannelli semitrasparenti o strutture a tracciamento che spostano l’ombra durante il giorno.
Un aspetto spesso sottovalutato è la protezione dalle grandine e dal gelo. I pannelli solari, fungendo da “tetto” sopra le colture, offrono una protezione parziale dalla grandine (che può distruggere interi raccolti) e dal gelo tardivo (che danneggia le gemme delle colture arboree in primavera). Questa protezione “gratuita” ha un valore economico significativo per l’agricoltore, soprattutto nelle zone collinari e montane dove questi eventi sono frequenti.
I bandi disponibili nel 2026
Bandi GSE per l’agrivoltaico (PNRR)
Il GSE ha aperto più finestre di bando per l’agrivoltaico con i fondi del PNRR (componente M2C2), con una dotazione complessiva di circa 1,1 miliardi di euro. I bandi prevedono un contributo a fondo perduto fino al 40% dei costi ammissibili per l’installazione di impianti agrivoltaici avanzati.
I requisiti principali dei bandi GSE sono:
- L’impianto deve essere di potenza compresa tra 100 kW e 1 MW
- Deve essere realizzato su terreno agricolo in esercizio (non su terreni abbandonati)
- Il progetto deve dimostrare che la resa agricola del terreno non diminuisce rispetto alla media degli ultimi tre anni
- Le strutture di supporto devono garantire l’accessibilità per i mezzi agricoli
- Il progetto deve essere integrato con un piano colturale dettagliato
- Priorità per i progetti nel Mezzogiorno e per i giovani agricoltori (sotto i 40 anni)
Bandi regionali FESR
Diverse Regioni (Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata, Sardegna) hanno emesso bandi specifici per l’agrivoltaico con fondi FESR, con contributi a fondo perduto fino al 50-60% dei costi. I bandi regionali sono spesso più flessibili di quelli nazionali e possono cumularsi con gli incentivi GSE (nel limite del 100% dei costi ammissibili).
Registri FER GSE
Gli impianti agrivoltaici di potenza superiore a 20 kW possono accedere ai registri FER per ottenere la tariffa incentivante (onnicomprensiva o Conto Energia). L’agrivoltaico riceve un bonus di punteggio nei registri FER (art. 15, comma 1, D.M. 4 luglio 2019) che aumenta le probabilità di ammissione.
I costi e la convenienza
Un impianto agrivoltaico costa significativamente più di un impianto fotovoltaico a terra convenzionale, a causa delle strutture di supporto più complesse e dell’altezza maggiore. I costi medi nel 2026 sono:
- Agrivoltaico semplificato (altezza 2,2-2,5 m): 1.600-2.200 €/kW (contro 800-1.200 €/kW del fotovoltaico a terra)
- Agrivoltaico avanzato (altezza 3,5-4,5 m, tracciamento): 2.500-3.500 €/kW
Per un impianto agrivoltaico da 500 kW in forma semplificata, il costo è di circa 800.000-1.100.000 euro. Con il contributo PNRR al 40% (320.000-440.000 euro) e la tariffa FER, il rientro stimato è di 6-9 anni.
Per l’agricoltore, il vantaggio economico è duplice: il reddito dalla vendita dell’energia (o dalla tariffa incentivante) si aggiunge al reddito agricolo del terreno, senza sostituirlo. Per un terreno di 5 ettari con un impianto da 500 kW, il reddito energetico aggiuntivo è stimato in 35.000-50.000 euro all’anno, a cui si aggiunge il reddito agricolo (che per le colture più comuni in Italia varia da 1.000 a 5.000 euro per ettaro).
Le sfide da superare
L’agrivoltaico in Italia si trova in una fase cruciale. Il quadro normativo è in evoluzione (il MASE sta preparando un decreto specifico sull’agrivoltaico che dovrebbe chiarire diversi aspetti tecnici), i fondi sono disponibili ma la spesa è lenta, e gli agricoltori sono ancora diffidenti verso una tecnologia che percepiscono come complessa e rischiosa.
Le sfide principali sono:
Il “greenwashing” dell’agrivoltaico. Alcuni progetti presentati come agrivoltaici sono in realtà fotovoltaico a terra con una coltura simbolica sotto i pannelli. La distinzione è fondamentale e il GSE la sta affrontando con controlli più rigorosi.
La mancanza di standard tecnici. Non esiste ancora uno standard italiano (UNI o CEI) per le strutture di supporto agrivoltaico, gli interassi tra pannelli e colture, e i criteri di valutazione dell’impatto agronomico. La definizione di questi standard è essenziale per dare certezza agli operatori.
L’accesso al credito. Le banche italiane sono ancora restie a finanziare progetti agrivoltaici, per la mancanza di un track record consolidato e per la complessità del modello di business (due entrate — agricola ed energetica — con profili di rischio diversi).
Nonostante queste sfide, il potenziale dell’agrivoltaico in Italia è enorme. Il paese ha circa 12 milioni di ettari di terreno agricolo utilizzato, di cui una parte significativa potrebbe ospitare impianti agrivoltaici senza pregiudicare la produzione alimentare. Se anche il 5% di questa superficie fosse convertito in agrivoltaico, si otterrebbero circa 20-25 GW di potenza fotovoltaica aggiuntiva — un contributo rilevante per il raggiungimento degli obiettivi climatici italiani ed europei.
Riferimenti:
- Art. 65-quater D.Lgs. 28/2011 — Agrivoltaico semplificato
- GSE, Bandi agrivoltaico PNRR — gse.it
- MASE, Decreto in preparazione sull’agrivoltaico
- Università di Pisa, Dipartimento di Scienze Agrarie — studi agrivoltaici
- CREA, “Agrivoltaico: linee guida per la progettazione”
- Fraunhofer ISE, “Agrivoltaics: Opportunities for Agriculture” (2025)
- INRAE (Francia), “Performance of crops under agrivoltaic systems”
- Commissione Europea, JRC Technical Report on Agrivoltaics (2024)
- ISMEA, “Osservatorio sulle strutture agrivoltaiche in Italia”
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