La Direttiva Case Green (EPBD 2024) ha fissato obiettivi di riqualificazione energetica degli edifici residenziali in tutta Europa. In Italia questo significa che milioni di abitazioni in classe E, F e G dovranno essere migliorate entro scadenze precise. Ma la domanda pratica per chi ha una casa di queste classi è concreta: cosa devo fare, quanto costa e quali incentivi ci sono ancora nel 2026?
Cosa prevede la Direttiva Case Green per le case italiane
La Direttiva EPBD 2024 stabilisce che gli edifici residenziali peggiori (il 16% del parco edilizio per consumi, corrispondente alle classi F e G) devono raggiungere almeno la classe E entro il 2030. Entro il 2033 devono raggiungere la classe D. Gli edifici non residenziali hanno scadenze anticipate di tre anni. L’Italia ha recepito la direttiva con margini di flessibilità — ci sono esenzioni per gli edifici storici, per le seconde case e per situazioni di difficoltà economica documentata.
Non c’è un obbligo di vendere o di pagare sanzioni immediate — ma dal 2030 gli edifici non conformi potrebbero non poter essere affittati sul mercato regolamentato, e dal 2033 le banche potrebbero applicare condizioni meno favorevoli sui mutui per acquisto di edifici sotto classe D.
Come si calcola la classe energetica
La classe energetica si calcola sull’Indice di Prestazione Energetica Globale Non Rinnovabile (IPE), espresso in kWh/mq/anno. Più alto è il numero, peggiore è la classe. Le classi vanno da A4 (quasi zero energia, sotto i 15 kWh/mq/anno) a G (oltre 250 kWh/mq/anno nelle zone più fredde). Una casa degli anni ’70 non ristrutturata è tipicamente in classe F o G con un IPE di 200–350 kWh/mq/anno.
Dal G al D: quali interventi servono davvero
Passare dalla classe G alla D richiede in genere tre interventi combinati. Primo: isolamento dell’involucro (cappotto termico sulle pareti, isolamento del tetto e del solaio contro terra) — riduce il fabbisogno termico del 35–50%. Secondo: sostituzione del sistema di riscaldamento con una pompa di calore ad alta efficienza — riduce i consumi energetici non rinnovabili del 60–70% rispetto a una caldaia a gas. Terzo: serramenti a doppio o triplo vetro se ancora in singolo vetro — riduce le dispersioni per trasmissione del 20–30%.
Non sempre servono tutti e tre. In alcune case il solo cambio di caldaia con pompa di calore porta direttamente dalla G alla D o C. In altre, senza isolare prima le pareti, anche la migliore pompa di calore non riesce a portare l’edificio in classe D perché la dispersione dell’involucro è troppo alta.
Il punto di partenza: l’APE vigente
Prima di pianificare qualsiasi intervento, devi sapere esattamente in quale classe sei. L’APE (Attestato di Prestazione Energetica) è il documento che lo certifica. Se non ce l’hai o è scaduto (vale 10 anni), devi farne uno nuovo con un certificatore abilitato. Costo: 150–300 euro per un appartamento, 300–600 euro per una villetta. È il punto di partenza obbligatorio — senza APE non puoi accedere agli incentivi e non sai dove sei rispetto agli obiettivi della direttiva.
Per capire gli interventi specifici leggi cappotto termico: costi e risparmio nel 2026 e pompa di calore: quando conviene sostituire la caldaia a gas.
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