Sul tuo sito web c’è scritto “100% green”. Sul packaging del tuo prodotto c’è “carbon neutral”. Nella presentazione aziendale c’è “impegno zero emissioni”. Se non puoi dimostrare queste affermazioni con dati verificabili, stai rischiando una sanzione. La direttiva Green Claims (in fase di recepimento in Italia) e l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) stanno intensificando i controlli sulle dichiarazioni ambientali false o non dimostrabili. Le sanzioni arrivano fino a 5 milioni di euro. In questa guida ti spiego cosa puoi dire, cosa non puoi dire, e la regola pratica per non finire nei guai.
Cos’è il greenwashing
Il greenwashing è la pratica di fare dichiarazioni ambientali false, ingannevoli o non dimostrabili, per apparire più sostenibili di quello che si è. Non è solo una questione etica: è un illecito commerciale sanzionato dall’AGCM e, con la nuova direttiva Green Claims, dall’UE.
La direttiva Green Claims
La Direttiva (UE) 2024/825 (Green Claims Directive), in fase di recepimento in Italia entro il 2026, stabilisce che:
- ogni claim ambientale deve essere dimostrato con dati verificabili e scientificamente riconosciuti
- i claim generici (“green”, “ecologico”, “sostenibile”) sono vietati se non specificati
- i claim comparativi (“più verde di…”) devono specificare il termine di paragone
- le certificazioni devono essere di ente terzo accreditato (non autodichiarate)
- le sanzioni sono fino al 4% del fatturato annuo (minimo 5.000 €, massimo 5 mln €)
Cosa dice l’AGCM italiana
L’AGCM ha già sanzionato diverse aziende italiane per greenwashing, anche prima della direttiva UE:
- Eni (2023): “diesel virtù” non dimostrato → sanzione 5,5 mln €
- Eni (2024): “HVO diesel riduce le emissioni” non dimostrato → sanzione ridotta in appello
- Samsung (2023): “additivo freshwater microplastic” non verificato → sanzione
- Kuai (2023): “imbottigliato in plastica riciclata” non verificato → sanzione
L’AGCM usa l’art. 20 del Codice del Consumo (pratica commerciale scorretta) e l’art. 7 (pubblicità ingannevole).
Cosa puoi dire e cosa non puoi
Claim VIETATI (senza prova specifica)
| Claim | Perché è vietato | Cosa serve per usarlo |
|---|---|---|
| “100% green” | Vago, non dimostrabile | Specificare cosa è green e con quale dato |
| “Carbon neutral” | Impossibile senza compensazione certificata | Certificazione carbon neutral di ente terzo + dettaglio offset |
| “Eco-friendly” | Generico, non definito | Specificare l’aspetto ambientale (es. “riduce i rifiuti del 30%”) |
| “Sostenibile” | Generico | Specificare rispetto a cosa (es. “rispetto al modello precedente”) |
| “Zero emissioni” | Falso se usi energia da rete | Dimostrare che tutte le emissioni sono compensate o zero |
| “Riciclabile al 100%” | Se non lo è nella pratica (impianti di riciclo) | Certificazione di riciclabilità tecnica |
| “Biodegradabile” | Senza tempistiche e condizioni | Specificare tempo e condizioni (es. “90% in 6 mesi in compostaggio industriale”) |
| “Naturale” | Non definito normativamente | Evitare o specificare |
Claim CONSENTITI (con prova)
| Claim | Quando puoi usarlo | Prova richiesta |
|---|---|---|
| “Produce 12.000 kWh/anno da fonti rinnovabili” | Se hai fotovoltaico | Dati inverter / GSE |
| “Riduce le emissioni del 35% rispetto al 2023” | Se hai calcolo Scope 1-2 | Calcolatore emissioni + VSME |
| “Certificato ISO 14001” | Se ce l’hai | Certificato ente accreditato |
| “40% del packaging è riciclato” | Se verificato | Fattura fornitore + scheda tecnica |
| “Energia 100% rinnovabile” | Se hai contratto con GO | Contratto fornitore + GO |
La regola pratica
Ogni claim ambientale deve avere un dato dietro.
Se dici “green”, devi dire quale aspetto è green e con quale numero. Se dici “riduce le emissioni”, devi dire di quanto e rispetto a cosa. Se dici “carbon neutral”, devi mostrare la certificazione.
Niente numero = niente claim. Semplice.
Il caso delle PMI
Le PMI pensano che il greenwashing riguardi solo le grandi aziende. Falso. L’AGCM ha sanzionato anche piccole aziende:
- Pastificio X (2023): “grano 100% italiano” non verificato → sanzione 30.000 €
- Cosmetica Y (2024): “ingredienti bio” senza certificazione → sanzione 15.000 €
- Azienda Z (2024): “imballaggio zero plastica” ma conteneva plastica → sanzione 20.000 €
Per le PMI, la sanzione media è 15.000-50.000 €. Non è rovinosa, ma evitabile.
Come l’ESG protegge dal greenwashing
Se hai un report VSME con i dati calcolati (emissioni, energia, rifiuti), ogni claim ambientale che fai è supportato da dati verificabili. Il VSME è la tua protezione contro l’accusa di greenwashing.
Per la compilazione del VSME: VSME Modulo Base: la parte ambientale.
Domande frequenti
Posso dire “azienda green” se ho il fotovoltaico?
Non con la parola “green” (generica). Puoi dire “l’azienda autoproduce il 35% dell’energia da fonti rinnovabili” (specifico, con dato).
“Carbon neutral” con offset va bene?
Solo se l’offset è certificato (Gold Standard, VCS) e dichiari quanto è ridotto e quanto è compensato. “Carbon neutral” senza dettagli è greenwashing.
Le certificazioni Ecolabel e EU Flower bastano?
Sì, le certificazioni ufficiali UE (EU Ecolabel, EU Flower) sono riconosciute e permettono claim specifici.
Per concludere
Il greenwashing è il rischio ESG più sottovalutato dalle PMI. Una frase sul sito (“100% green”) può costare 30.000 € di sanzione. La regola è semplice: ogni claim ambientale deve avere un dato dietro. Se non hai il dato, non fare il claim.
La regola d’oro: calcola le emissioni (gratis), compila il VSME (500 €), e usa i dati del VSME per ogni comunicazione ambientale. Se il VSME dice che riduci le emissioni del 35%, puoi scriverlo. Se il VSME non lo dice, non scriverlo.
Per approfondire:
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