Se hai mai partecipato a un’assemblea di condominio dove si discuteva l’installazione di pannelli solari, hai probabilmente sentito qualcuno alzare la mano e chiedere: “Ma queste cose non emettono radiazioni? Non sono pericolose per la salute?” È una obiezione che ricorre con una costanza quasi commovente, e che ha generato più di un blocco in assemblee che avrebbero dovuto approvare impianti fotovoltaici condominiali. Peccato che sia, dal punto di vista scientifico, completamente infondata. Eppure il mito resiste. Vediamo di capirne le ragioni e di smontarlo una volta per tutte.
Quali radiazioni emettono i pannelli fotovoltaici
I pannelli solari producono energia elettrica sfruttando l’effetto fotovoltaico: la luce del sole (fotoni) colpisce le celle di silicio e genera una corrente elettrica continua. Questo processo non produce alcuna forma di radiazione ionizzante (come i raggi X o le radiazioni nucleari) e non emette radiazioni elettromagnetiche significative nella gamma di frequenze che preoccupano la gente.
Cosa produce effettivamente un impianto fotovoltaico in termini di radiazioni?
Luce solare riflessa. I pannelli riflettono una piccola frazione della luce che li colpisce. I moduli fotovoltaici moderni hanno un rivestimento antiriflesso che riduce la riflesse al 3-5% della luce incidente. Per fare un confronto, un tetto in tegole rosse o in lamiera zincata riflette più luce di un pannello fotovoltaico. Non stiamo parlando di radiazioni pericolose, ma della stessa luce solare che già ci circonda.
Campo elettromagnetico a 50 Hz. L’inverter, che trasforma la corrente continua dei pannelli in corrente alternata compatibile con la rete domestica, genera un campo elettromagnetico a frequenza industriale (50 Hz in Italia). Ma i valori sono estremamente bassi: a 30 cm di distanza dall’inverter, il campo elettrico è tipicamente inferiore a 5 V/m e il campo magnetico inferiore a 0,5 microtesla (μT). Per dare un termine di paragone, un elettrodomestico comune come un asciugacapelli genera un campo magnetico di 6-20 μT a 30 cm di distanza, e una stufetta elettrica arriva a 10 μT. L’inverter del fotovoltaico è tra gli apparecchi meno “radioattivi” che puoi avere in casa.
Radiofrequenze dal sistema di comunicazione. Alcuni inverter moderni hanno un modulo Wi-Fi o RFID per il monitoraggio remoto. Questi sistemi emettono radiofrequenze nella banda 2,4 GHz, la stessa del router di casa. La potenza di emissione è però infinitesimale rispetto a un telefono cellulare (milliwatt contro watt), e l’esposizione è trascurabile.
Cosa dicono le istituzioni scientifiche
Il tema delle radiazioni e dei campi elettromagnetici è studiato da decenni, e le principali istituzioni scientifiche internazionali hanno posizioni chiare e convergenti.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel suo fact sheet sui campi elettromagnetici, dichiara che non esiste alcuna evidenza scientifica che gli esposti ai campi elettromagnetici a frequenza industriale (come quelli generati dall’inverter fotovoltaico) abbiano un rischio maggiore di sviluppare patologie. L’OMS raccomanda di rispettare i limiti di esposizione stabiliti dalla Commissione Internazionale per la Protezione contro le Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP), e i sistemi fotovoltaici rispettano questi limiti con un margine ampio — spesso di due ordini di grandezza.
L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), in un documento tecnico dedicato agli impianti fotovoltaici, ha confermato che “non esistono evidenze di effetti negativi sulla salute derivanti dalla presenza di impianti fotovoltaici, né per gli occupanti degli edifici su cui sono installati, né per i residenti nelle vicinanze.” Il documento ISPRA è particolarmente autorevole in Italia, perché è l’istituto di riferimento del Ministero dell’Ambiente.
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), che fa capo all’OMS, ha classificato i campi elettromagnetici a frequenza industriale come “possibilmente cancerogeni” (Gruppo 2B). Ma attenzione: questa classificazione include anche le saponine (presenti nei fagioli verdi), l’acido caffeico (nel caffè) e il work shift notturno. Il Gruppo 2B significa che ci sono “alcune evidenze limitate” negli studi su animali e “prove inadeguate” negli studi su umani. Niente di cui preoccuparsi per un inverter che emette 0,3 μT a un metro di distanza.
Da dove nasce il mito
Se la scienza è così chiara, perché il mito delle “radiazioni dei pannelli solari” continua a circolare? Le ragioni sono diverse e worth esplorare.
La prima è la confusione terminologica. Quando la gente sente “radiazioni”, pensa automaticamente alle radiazioni ionizzanti (raggi X, gamma, radioattività). I pannelli solari non emettono nulla di simile, ma la parola “radiazione” crea un’associazione mentale negativa che è difficile da smontare in pochi secondi durante un’assemblea di condominio.
La seconda ragione è la diffidenza verso la tecnologia. Non tutti si fidano delle nuove tecnologie, e il fotovoltaico, essendo percepito come relativamente recente (anche se esiste da decenni), subisce questa diffidenza. Curiosamente, nessuno si preoccupa delle “radiazioni” del frigorifero, della lavatrice o del boiler elettrico, che generano campi elettromagnetici molto più intensi dell’inverter fotovoltaico.
La terza ragione, più sottile, è legata a interessi contrari all’installazione. Non è raro che l’obiezione sulle radiazioni sia sollevata da chi per altri motivi non vuole l’impianto (perché non ha un tetto esposto, per ragioni estetiche, per opposizione al condomino proponente). In questi casi, la salute diventa un pretesto per nascondere motivazioni diverse. Non è una critica: è una dinamica umana comprensibile.
I pochi rischi reali (che non riguardano le radiazioni)
Se le radiazioni non sono un problema, ci sono rischi reali legati agli impianti fotovoltaici di cui bisogna essere consapevoli? Sì, ma sono di natura diversa e ben gestibili:
Rischio incendio. Gli impianti fotovoltaici possono, in teoria, essere coinvolti in un incendio, principalmente per problemi di connessione elettrica difettosa o per l’uso di materiali non a norma. Tuttavia, la statistica mostra che il rischio di incendio nei sistemi fotovoltaici è estremamente basso: uno studio tedesco del TÜV Rheinland ha stimato un tasso di circa 0,01 incendi ogni 10.000 impianti all’anno. Per confronto, il rischio di incendio per un impianto elettrico domestico convenzionale è circa 100 volte maggiore.
Rischio elettrico. Un impianto fotovoltaico produce corrente elettrica anche quando è disinserito dalla rete, perché i pannelli generano tensione finché c’è luce solare. Questo significa che i vigili del fuoco, in caso di intervento, trovano un impianto “vivo” e devono adottare precauzioni specifiche. Per questo motivo è importante che l’impianto sia dotato di un dispositivo di interruzione rapida (come previsto dal D.M. 22/02/2007 e successive modifiche).
Smaltimento a fine vita. I pannelli fotovoltaici contengono materiali (vetro, alluminio, silicio, piccole quantità di piombo e rame) che vanno smaltiti correttamente a fine vita. In Italia esiste un consorzio di smaltimento (CO.VI.RI.) che gestisce il recupero dei moduli a fine vita, con tassi di riciclo che superano il 90% del peso del pannello.
Come rispondere in assemblea di condominio
Se durante un’assemblea qualcuno alza l’obiezione delle radiazioni, ecco come puoi rispondere in modo efficace e non aggressivo:
Sii preciso, non sbrigativo. Non dire “è una stupidaggine” (anche se lo pensi). Spiega brevemente che l’inverter del fotovoltaico emette campi elettromagnetici inferiori a quelli di un asciugacapelli, e che l’OMS e l’ISPRA hanno confermato l’assenza di rischi per la salute.
Porta dati. Una scheda tecnica dell’inverter con i valori del campo elettromagnetico dichiarati dal produttore vale più di mille parole. Se l’inverter ha la certificazione CE (che è obbligatoria), significa che rispetta i limiti di emissione previsti dalla direttiva europea.
Proponi una misurazione. Se il dubbio persiste, proponi di far misurare i campi elettromagnetici da un tecnico qualificato (un tecnico della ASL o un laboratorio accreditato) prima e dopo l’installazione. I costi di una misurazione sono modesti (200-400 euro) e il risultato è inequivocabile.
Non trasformare il dibattito in uno scontro scientifico. L’obiettivo è ottenere l’approvazione dell’impianto, non vincere un premio Nobel. Se l’obiezione è strumentale, cerca di capire le reali preoccupazioni dell’opponente e affrontale direttamente.
Riferimenti:
- OMS, Campi elettromagnetici e salute pubblica — who.int
- ISPRA, “Impatti ambientali e sulla salute degli impianti fotovoltaici”
- IARC/OMS, Classificazione delle radiazioni non ionizzanti — Monografie Volume 102
- TÜV Rheinland, “Fire Risk Assessment of PV Systems” (2021)
- ICNIRP, Linee guida per l’esposizione ai campi elettromagnetici a tempo variabile (2010)
- Istituto Superiore di Sanità, Rapporto sui campi elettromagnetici in Italia
- CO.VI.RI. — Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Trattamento e il Riciclo dei Moduli Fotovoltaici a Fine Vita
Lascia un commento