Hai la bolletta aziendale davanti. Capisci il totale da pagare — ma non capisci perché è così alta. Il problema è che la bolletta aziendale non è come quella di casa: ha almeno sei voci diverse, alcune delle quali non dipendono da quanta energia consumi ma da come la consumi. Capire queste voci è il primo passo per ridurle.
Le sei voci principali della bolletta aziendale
1. Materia energia (ME): il costo dell’energia elettrica effettivamente consumata, in euro/kWh. È la voce che varia di più mese per mese. Se hai un contratto indicizzato al PUN, cambia ogni mese. Se hai un prezzo fisso, è costante per la durata del contratto.
2. Potenza impegnata: costo fisso mensile legato alla potenza massima che puoi prelevare dalla rete, in euro/kW/mese. Non dipende da quanto consumi — dipende dal picco che hai dichiarato al distributore. Per molte PMI questa voce vale il 20–30% della bolletta totale.
3. Trasporto e distribuzione: paghi il distributore locale per portare l’energia fino alla tua azienda. Voce fissa, non negoziabile con il fornitore — è regolata dall’ARERA e uguale per tutti.
4. Oneri di sistema: contributi obbligatori che finanziano le rinnovabili (A3), il nucleare pregresso, le agevolazioni alle industrie energivore, i bonus sociali. Nel 2026 questa voce vale tra 2 e 4 centesimi/kWh. Non è negoziabile — ma le aziende energivore sopra certe soglie di consumo possono richiedere esenzioni parziali.
5. Fasce orarie (F1/F2/F3): se hai un contratto multiorario, paghi prezzi diversi in base all’orario di consumo. F1 (lun-ven 8-19) è la fascia più cara. F3 (notte e festivi) è la più economica. Spostare parte dei consumi dalla F1 alla F3 — macchinari in pausa notturna, ricarica auto elettriche di notte — riduce direttamente la bolletta.
6. IVA e accise: IVA al 22% su quasi tutto, accise sull’energia consumata sopra certi consumi mensili. Le accise variano per settore — alcune attività produttive hanno aliquote ridotte.
Dove si nasconde il costo vero
Per la maggior parte delle PMI manifatturiere il costo vero si nasconde in due posti: la potenza impegnata troppo alta rispetto ai consumi medi (paghi picchi che fai raramente) e il contratto di fornitura con prezzo fisso troppo alto firmato 2–3 anni fa quando il mercato era diverso.
Il check da fare subito: scarica i dati di consumo orari dal portale del tuo distributore (disponibili gratuitamente) e confronta la potenza massima effettiva negli ultimi 12 mesi con la potenza impegnata dichiarata. Se il picco reale è costantemente sotto l’80% della potenza impegnata, stai pagando troppo — e puoi richiedere una riduzione della potenza contrattuale.
Per capire come ridurre la componente potenza con un sistema di accumulo leggi peak shaving con accumulo: come tagliare la parte fissa della bolletta. Per il confronto tra contratti di fornitura leggi contratto di fornitura energia per PMI nel 2026: quale scegliere.
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