Hai installato il fotovoltaico sul tetto. Di giorno produci più energia di quella che consumi. Ma di notte, quando il sole tramonta e accendi le luci, la TV, il frigo, la pompa di calore — da dove arriva l’energia? Dalla rete elettrica. E il 40% dell’energia nella rete italiana viene da centrali a gas. Anche con il fotovoltaico, di notte bruci gas.
Questo è il problema dell’intermittenza: le rinnovabili producono quando c’è sole o vento, non quando serve. Finché non risolviamo l’intermittenza, il gas resterà indispensabile. In questa guida ti spiego perché, con dati Terna, e per quanto tempo ancora l’Italia dovrà dipendere dal gas.
Cos’è l’intermittenza (e perché è un problema)
Le centrali elettriche tradizionali (gas, carbone, nucleare) sono “dispatchable”: puoi accenderle e spegnerle quando vuoi, producono energia costante 24/7. Le rinnovabili (fotovoltaico, eolico) sono “intermittenti”: producono quando c’è sole o vento, non quando decidi tu.
Il profilo di produzione del fotovoltaico
Un impianto fotovoltaico da 6 kWp al Sud Italia produce circa 7.200 kWh all’anno. Ma non li produce in modo uniforme:
- Estate, mezzogiorno: produce il 100% della potenza nominale (6 kW)
- Inverno, mezzogiorno: produce il 40-50% (2,4-3 kW)
- Notte: produce 0% (0 kW)
- Giorno nuvoloso: produce il 10-20% (0,6-1,2 kW)
L’80% della produzione fotovoltaica avviene nelle 6-8 ore centrali della giornata, in estate. In inverno, la produzione si concentra nelle 4 ore centrali. Il resto del tempo (16-20 ore al giorno), l’energia deve venire da altre fonti.
Il profilo di produzione dell’eolico
L’eolico è meno prevedibile del fotovoltaico. Una turbine eolica produce quando il vento soffia a 12-90 km/h. Sotto i 12 km/h, si ferma. Sopra i 90 km/h, si ferma per sicurezza. La produzione varia minuto per minuto, senza un pattern regolare.
In Italia, l’eolico ha un “fattore di capacità” del 25-30%: significa che una turbine da 3 MW produce in media 0,75-0,9 MW, perché il vento non soffia sempre. Per il fotovoltaico, il fattore di capacità è del 15-20% (al Sud).
Il profilo di consumo
Il consumo elettrico italiano ha due picchi giornalieri:
- Picco mattutino (8:00-10:00): accensione uffici, industrie, elettrodomestici
- Picco serale (18:00-21:00): ritorno a casa, cucina, illuminazione, riscaldamento
Il picco serale è il più critico: coincide con il tramonto, quando il fotovoltaico smette di produrre. In quel momento, la rete ha bisogno di 40-50 GW di potenza, di cui solo il 5% può venire da rinnovabili (idroelettrico, geotermico). Il resto deve venire da gas, carbone, o importazione.
I dati Terna: da dove viene l’elettricità italiana
Terna, il gestore della rete elettrica italiana, pubblica i dati di produzione in tempo reale su terna.it. Ecco il mix elettrico italiano medio nel 2025:
| Fonte | % Produzione | Potenza installata | Caratteristica |
|---|---|---|---|
| Gas naturale | 40% | 50 GW | Dispatchable, flessibile |
| Solare (fotovoltaico) | 11% | 30 GW | Intermittente, diurno |
| Eolico | 7% | 12 GW | Intermittente, variabile |
| Idroelettrico | 15% | 22 GW | Parzialmente dispatchable |
| Biomasse | 6% | 4 GW | Dispatchable |
| Geotermico | 2% | 0,8 GW | Dispatchable, costante |
| Importazione | 19% | – | Dispatchable (ma dipende) |
Il gas naturale è il pilastro della rete elettrica italiana. Fornisce il 40% dell’energia, ma è anche la fonte che “colma i buchi” quando le rinnovabili non producono. E il gas stesso ha un problema strutturale: come spieghiamo nell’analisi sull’EROI e perché l’energia costa sempre di più, l’EROI del gas sta scendendo mentre i giacimenti si esauriscono. Senza gas, la rete italiana non potrebbe funzionare.
Il caso dell’estate 2025
In un giorno di luglio 2025, alle 14:00, il mix elettrico italiano era:
- Fotovoltaico: 28% (picco produzione)
- Gas: 25%
- Idroelettrico: 12%
- Eolico: 5%
- Importazione: 15%
- Altri: 15%
Alle 20:00 dello stesso giorno:
- Fotovoltaico: 0% (tramontato)
- Gas: 55% (raddoppiato)
- Idroelettrico: 14%
- Eolico: 3%
- Importazione: 18%
- Altri: 10%
In 6 ore, la produzione da gas è raddoppiata (dal 25% al 55%) per compensare il calo del fotovoltaico. Questo è il ruolo del gas: “backup” dell’intermittenza.
Perché le batterie non bastano (ancora)
La soluzione teorica all’intermittenza è l’accumulo: produrre energia di giorno (con il fotovoltaico) e conservarla per la notte. Le tecnologie ci sono: batterie al litio, pompaggio idroelettrico, idrogeno verde.
Batterie al litio
Le batterie al litio sono la soluzione più diffusa per il residenziale. Una batteria da 10 kWh (es. Tesla Powerwall, BYD Battery-Box) costa 5.000-7.000 euro e può alimentare una casa per 8-10 ore.
Ma a livello sistemico (tutta la rete italiana), le batterie non bastano. Per coprire il picco serale (40 GW per 4 ore = 160 GWh), servirebbero 16 milioni di batterie domestiche da 10 kWh. Al costo attuale (6.000 euro cadauna), sarebbero 96 miliardi di euro. Feasibile ma non immediato.
Pompaggio idroelettrico
Il pompaggio idroelettrico è l’accumulo più efficiente: di giorno, usa energia fotovoltaica per pompare acqua in un bacino in quota. Di notte, lascia cadere l’acqua attraverso una turbina, producendo elettricità.
L’Italia ha una capacità di pompaggio di circa 7 GW (es. impianto di Roncovalgrande, Presenzano, Edolo). È la più grande d’Europa. Ma la capacità è satura: non si possono costruire nuove grandi dighe.
Idrogeno verde
L’idrogeno verde (prodotto con elettrolisi alimentata da rinnovabili) è il “Santo Graal” dell’accumulo: puoi produrlo di giorno con il fotovoltaico, conservarlo in serbatoi, e bruciarlo di notte in turbine o celle a combustibile.
Ma l’idrogeno ha un problema di efficienza: per produrre 1 kWh di idrogeno serve 1,5 kWh di elettricità (perdita 33%). Per riconvertire l’idrogeno in elettricità, perdi un altro 50%. Totale: 1 kWh di partenza diventa 0,33 kWh alla fine. Efficienza del 33%, contro il 90% delle batterie.
L’idrogeno non è la soluzione per il backup giornaliero (le batterie sono meglio). È la soluzione per il backup stagionale: produrre idrogeno in estate (quando c’è molto sole) e bruciarlo in inverno (quando c’è poco sole).
Per quanto ancora l’Italia avrà bisogno del gas
La dipendenza italiana dal gas non finirà domani. Ecco le proiezioni:
2030: gas ancora al 30%
Secondo il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), al 2030 il gas naturale coprirà ancora il 30% della produzione elettrica italiana (dal 40% attuale). Le rinnovabili cresceranno al 55-60%, ma il gas resterà il backup principale.
2040: gas al 15-20%
Con l’aumento del fotovoltaico (80-100 GW), dell’eolico (20-25 GW), e dello storage (batterie + pompaggio), il gas scenderà al 15-20%. Sarà usato solo nei momenti di picco e in inverno.
2050: gas al 5-10%
Al 2050, il gas dovrebbe coprire solo il 5-10% della produzione elettrica, usato come “ultima risorsa” nei giorni senza sole e senza vento. La maggior parte dell’energia verrà da rinnovabili + storage + (forse) nucleare.
Oltre il 2050: gas biogeno e idrogeno
Il gas “fossile” dovrebbe sparire entro il 2050. Al suo posto, gas biogeno (biometano, gas di sintesi) e idrogeno verde, che sono a emissioni zero ma mantengono le infrastrutture gas esistenti.
Il paradosso italiano: chiusura del carbone, dipendenza dal gas
L’Italia ha deciso di chiudere tutte le centrali a carbone entro il 2025 (era l’obiettivo iniziale, poi posticipato al 2027 per problemi di rete). Chiudere il carbone è positivo per l’ambiente, ma significa che il gas diventa ancora più importante come backup.
Nel 2023, il carbone forniva il 5% dell’elettricità italiana. Chiudendo il carbone, quel 5% deve essere sostituito. In parte da rinnovabili, in parte da gas. Il risultato: la dipendenza dal gas aumenta nel breve termine, prima di diminuire nel lungo.
Il caso della Germania
La Germania ha fatto lo stesso percorso: ha chiuso le centrali nucleari (nel 2023) e sta chiudendo il carbone. Risultato: la dipendenza dal gas è aumentata, e con la crisi russo-ucraina del 2022, la Germania ha dovuto riaprire centrali a carbone per emergenza.
Ora la Germania sta riconsiderando il nucleare, con dibattito acceso sul riavvio delle centrali chiuse. L’Italia, che non ha centrali nucleari dal 1990, non ha questa opzione — ma il dibattito è comunque aperto, come analizziamo nella guida sul nucleare in Italia: dati, costi e pro e contro.
Cosa puoi fare tu
L’intermittenza è un problema sistemico, ma tu puoi fare la tua parte per ridurla.
1. Installa batterie con il fotovoltaico
Se hai fotovoltaico, aggiungi batterie. Passi dall’autoconsumo del 30% al 70%, riducendo la dipendenza dalla rete (e dal gas) di notte.
2. Sposta i consumi di giorno
Usa la lavatrice, la lavastoviglie, lo scaldabagno durante il giorno, quando il fotovoltaico produce. Crea un “load shifting” che massimizza l’uso dell’energia solare.
3. Considera una pompa di calore con accumulo termico
Le pompe di calore possono scaldare acqua di giorno (quando c’è sole) e conservarla in un accumulo termico per la notte. Riduci la dipendenza dal gas per il riscaldamento.
4. Partecipa a una CER
Le Comunità Energetiche Rinnovabili condividono l’energia prodotta. Se il tuo vicino ha fotovoltaico e tu no, puoi consumare la sua energia in eccesso. Se tu hai fotovoltaico e lui no, lui consuma la tua. L’intermittenza si riduce con la condivisione.
5. Scegli tariffe orarie
Le tariffe biorarie (F1 diurna, F2-F3 serale/notturna) ti permettono di pagare meno l’energia consumata di notte, quando la rete ha meno carico. Ma se hai fotovoltaico, consuma di giorno (energia “gratis”) e riduci i consumi notturni.
Domande frequenti
Senza gas, l’Italia può sopravvivere di notte? Non ancora. Con il mix attuale (30 GW fotovoltaico, 12 GW eolico, 22 GW idroelettrico), di notte la rete dipende dal gas, dall’idroelettrico, e dalle importazioni. Senza gas, ci sarebbero blackout nelle sere invernali.
Le batterie possono sostituire il gas? A lungo termine, sì (con sufficiente capacità). A breve termine, il costo è proibitivo: servirebbero 96 miliardi di euro di batterie per coprire il picco serale italiano.
Il nucleare risolve l’intermittenza? Parzialmente. Il nucleare è “dispatchable” (produce 24/7), ma non è flessibile (non si accende e spegne in fretta). È complementare alle rinnovabili, non sostitutivo.
Perché non usiamo solo idroelettrico di notte? L’idroelettrico italiano è sfruttato al 90% del potenziale. Non si possono costruire nuove grandi dighe (vincoli ambientali). L’idroelettrico fornisce già il 15% dell’elettricità, ma non può aumentare.
Per concludere
L’intermittenza delle rinnovabili è il problema tecnico più importante della transizione energetica italiana. Finché non lo risolviamo, il gas resterà indispensabile. Le soluzioni ci sono (batterie, pompaggio, idrogeno, CER), ma richiedono tempo e investimenti.
Per il cittadino, la strategia migliore è duplice: da un lato, installare fotovoltaico + batterie per ridurre la dipendenza dalla rete; dall’altro, accettare che il gas resterà necessario per almeno 15-20 anni, e che la transizione completa richiederà tempo.
L’intermittenza non è un difetto delle rinnovabili: è una caratteristica fisica. Il sole non brilla di notte, il vento non soffia sempre. Ma con le tecnologie giuste (storage, reti smart, CER), possiamo gestirla. L’importante è non illudersi che bastino i pannelli: serve un sistema.
Per approfondire, leggi anche la nostra guida sull’EROI e perché l’energia costa sempre di più e su perché il nucleare torna di moda in Italia.
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